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Toglietegli tutto…ma non il suo visual!

di Simona Regolo

 

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Se la parola e' la risorsa maggiore del copywriter, il visual e' quella del graphic designer o dell’art director.

Siamo ormai in un’epoca definita dai sociologi l’epoca dell’homo videns; “ l'homo sapiens, capace di decodificare segni ed elaborare concetti astratti e', come dice Raffaele Simone, sul punto di essere soppiantato dall'homo videns che e' fruitore di immagini” (Fonte: la Repubblica). Siamo nella realta' dell’immediatezza, del “tutto-e-subito” ma soprattutto, siamo in una societa' dove regna sovrano il primato dell’immagine.

L’immagine e' cio' che rappresenta la verita' nella maniera piu' concreta possibile e cio' che va a costituire un vero e proprio linguaggio che noi definiamo: comunicazione visiva.

Ci sono pubblicita' che non sempre hanno bisogno del sostegno della parola per esistere perche' il loro visual e' gia' concreto; oppure ci sono brand “troppo” famosi che non hanno necessita' di presentazioni ne' di headline o pay-off di alcun tipo perche' possono “parlare” da soli (ricordiamoci sempre della Nike, il primo brand al mondo che da qualche anno a questa parte ha “osato” omettere il proprio marchio per lasciare solo il famoso logo con la virgola alata, denominata dagli americani: “swoosh”, fruscio).

La pubblicita' della Falmec, azienda che produce aspiratori, ci presenta un’enorme aragosta e un polipo che invadono la cucina; e' un’allegoria per indicare che quando si cuoce il pesce non si riesce mai a contenere l’odore entro le quattro mura del tinello, ma con l’aspiratore Falmec si puo' porre fine a questo fastidioso inconveniente. L’immagine e' talmente forte e significativa che non necessita di ulteriori spiegazioni.

 

 

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